“Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola.
A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.”
(Emily Dickinson)

Tre anni fa.
Stavo svolgendo la pratica forense e contemporaneamente frequentavo il master in mediazione familiare.
Correvo avanti ed indietro per i corridoi del tribunale per cercare di arrivare in tempo prima della chiusura delle cancellerie.
Nonostante la frenesia, sono stata attirata dalla presenza di due cartelloni colorati appesi ad un muro fuori da un’aula di udienza.
Su di essi erano trascritte delle frasi pronunciate da alcuni bambini che stavano vivendo la separazione dei genitori.
Me ne sono segnata due:
“Sento che il papà vorrebbe essere libero di tornare nella casa dove abitava con i suoi genitori prima di sposarsi. Io allora gli ricordo tutti i giorni che è obbligato a rimanere fermo a casa mia perché è diventato il mio papà.”
Alberto, 7 anni.
“Nella ia famiglia, a cominciare dal più piccolo fino al più vecchio, siamo tutti dei <<rompi>> e, a furia di rompere, abbiamo ridotto la famiglia in pezzi.
Adesso nessuno è più capace di aggiustarla”.
Martina, 9 anni.
Ho sentito tutta la loro angoscia e sofferenza ma allo stesso tempo mi è subito balzata in mente questa espressione che avevo letto in un libro: “Essere di parola.”
Se leggessimo “essere” come verbo, l’espressione ha il significato di mantenere la parola data.
Mentre se considerassimo “essere” come sostantivo (l’essere vivente – l’individuo) emerge che il bambino è lui stesso un essere formato dalle parole degli adulti ma soprattutto dalle incidenze che tali parole producono sulla sua struttura psichica e fisica, nonché sulla sua crescita.
Anche le parole non dette, che sono comunque celate dietro ad atteggiamenti, espressioni corporee o piccoli gesti, saranno comunicate ai bambini.
Sentono, percepiscono ed interpretano tutto, comprese le emozioni ed i sentimenti sottostanti al messaggio verbale.
Il detto e non detto genera, così, in loro forme pensiero e comportamenti che potranno condizionarli lungo il percorso della loro intera vita.
E’ importante, dunque, che i genitori siano consapevoli del valore, del potere e degli effetti della loro presenza intesa come presenza di parola (M.T. Maiocchi – Con il bambino, essere di parola – Gruppi di parola per la cura dei legami familiari).
Questo sia a livello di ciò che viene detto ma soprattutto sul piano di ciò che non si dice ma che comunque l’adulto sente dentro di sé e che quindi lo trasmetterà, volente o nolente, ai più piccoli.